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Coronavirus, Ulss 5 attiva sostegno psicologico per operatori sanitari

Il DG Compostella: «Stanno affrontando fase di stanchezza e paura perché conoscono il nemico»

30 Novembre 2020

L’Azienda Ulss 5 Polesana riattiva il servizio di sostegno psicologico per supportare tutti gli operatori sanitari e tecnico-professionali, che ne sentano la necessità. L’evento pandemico ha un impatto complessivo, diretto e indiretto, sulla salute psicologica, determinando sentimenti diffusi di ansia, paura, flessione del tono dell’umore, spaesamento e rabbia. Tutti sentimenti normali in questo momento ma rispetto ai quali è importante ricevere un supporto specifico: l’Azienda Ulss 5 ha quindi, nel pieno rispetto della privacy dei dipendenti, messo a disposizione un percorso di aiuto e sostegno garantito da professionisti specializzati.

 

In questa seconda ondata, il personale sanitario resta esposto a un alto livello di stress psicologico oltre che fisico: timore di contrarre l’infezione e di trasmetterla ai propri familiari, separazione spesso prolungata dalla famiglia, cambiamenti nelle pratiche e procedure di lavoro, necessità di fornire un maggiore supporto emotivo ai pazienti in isolamento, fatica fisica legata all’utilizzo dei dispositivi di protezione. Alcuni studi rilevano che, rispetto ad altre situazioni di emergenza sanitaria, come per esempio le catastrofi naturali o i fattori di rischio, che possono contribuire ad accrescere lo stress psicofisico degli operatori durante un’epidemia, come quella che si sta affrontando, sono proprio l’isolamento sociale, dovuto alle misure di distanziamento e quarantena o in alcuni casi alla discriminazione e l’assenza del sostegno familiare a causa del pericolo di contagio.

 

La paura e la preoccupazione di contagio per sé e per i propri familiari, ancor più in presenza di figli piccoli, possono condurre l’operatore sanitario a un vero e proprio auto-isolamento. Il carico di lavoro aumentato riduce anche il confronto con i colleghi e il rapporto con i pazienti cambia radicalmente. È frequente che emergano emozioni di rabbia, ostilità, frustrazione, senso di impotenza e che si manifestino sintomi depressivi e stati d’ansia con somatizzazioni, insonnia, aumento del consumo di caffeina e di tabacco. «Gli operatori sanitari stanno affrontando una fase di stanchezza e di paura perché ormai conoscono il nemico – dice il Direttore Generale  Antonio Compostella –. Nella prima fase avvertivano incredulità, ansia, incertezza e senso di impotenza. Ora temono di non avere la forza di vivere un’altra volta tutto il dolore della prima ondata e non hanno ancora smaltito la stanchezza di quel periodo».

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