«Si può e si deve, all’interno di regioni che possono essere gialle o arancioni, agire più prontamente laddove ci sono dei focolai particolarmente intensi o laddove ci sono delle varianti che possono destare una maggiore preoccupazione. È in quei casi che bisogna implementare e mettere in atto le cosiddette “zone rosse locali”, cioè zone che vengono sostanzialmente circondate, dalle quali non si può facilmente uscire ed entrare e all’interno delle quali si prendono dei provvedimenti di distanziamento fisico fra le persone. Questo per far sì che il virus circoli di meno all’interno di quella zona rossa e che tenda a non fuoriuscire dalla zona stessa». Così il direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Giovanni Rezza, interpellato dall’agenzia Dire in merito alla necessità di arginare le varianti con zone rosse all’interno di regioni.
«Naturalmente si tratta di casi eccezionali – spiega Rezza – di misure che vengono prese nel caso in cui ci siano delle varianti preoccupanti o dei focolai particolarmente intensi. Sempre in quel caso, oltre a contenere si può anche fare una vaccinazione di massa, per cercare di limitare ancora di più la circolazione del virus. Lo slogan deve essere “contieni e vaccina”».
Ma al momento le misure messe in campo, secondo lei, sono sufficienti o sarebbe necessario prevedere ulteriori restrizioni, magari uguali per tutto il Paese?
«Nel Paese bisogna tenere una fascia piuttosto omogenea di mitigazione – risponde ancora Rezza alla Dire –cioè non si possono totalmente allentare quelle misure che servono a tenere bassa la velocità di circolazione virale, anche perché abbiamo un’incidenza ancora piuttosto elevata e un tasso di occupazione delle terapie intensive che, anche se è al di sotto della soglia critica del 30%, è pur sempre del 24%- conclude- e quindi siamo poco al di sotto».
Più forniture vaccini, altrimenti non otteniamo obiettivi
«Ci vogliono più vaccini. Ne abbiamo tre e il quarto probabilmente arriverà durante il mese di aprile, perché l’autorizzazione da parte dell’agenzia regolatoria è attesa per metà marzo, ed è quindi previsto che nel secondo trimestre dell’anno aumentino molto le dosi di vaccino. E questo è un punto cruciale, perché noi possiamo avere anche l’organizzazione migliore del mondo, ma se poi non c’è un numero sufficiente di vaccini disponibili non possiamo ottenere gli obiettivi» spiega il direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute in merito alla “road map” dei vaccini da qui all’estate.
«L’obiettivo – spiega Rezza – è quello di coprire con la vaccinazione gran parte della popolazione a partire dai più fragili e dai più esposti, come è stato fatto, per arrivare alle categorie essenziali e quindi ad una vaccinazione universale. Solo così possiamo rallentare la velocità di circolazione del virus». Per Rezza aumentare la fornitura dei vaccini è allora «particolarmente importante» e reperirli è un «nodo fondamentale». In conclusione, è «necessario organizzarsi al massimo per vaccinare il più ampio numero di persone possibili e nel più breve tempo possibile», conclude.
(ph: Imagoeconomica)




