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Approfondimenti

Celiachia, ecco i sintomi: vomito, aborti ripetuti e osteoporosi

La sintomatologia è molto variegata e la diagnosi di celiachia può arrivare a qualsiasi età

16 Maggio 2024

«La celiachia viene considerata un camaleonte, perché come il camaleonte cambia il colore, anche la sintomatologia della celiachia è molto variegata». Lo spiega all’agenzia Dire la presidente dell’Associazione Italiana Celiachia (Aic), Rossella Valmarana, nel giorno in cui si celebra la Giornata Mondiale della Celiachia, malattia che in Italia colpisce più di 600mila persone. Ma mentre 250mila sono pazienti diagnosticati, 350mila non sanno ancora di esserlo.

«Innanzitutto – precisa Valmarana – dobbiamo distinguere tra sintomi classici, quelli gastrointestinali, e sintomi extraintestinali. Dei primi fanno parte il vomito, la diarrea e la perdita di peso, che nel bambino equivalgono ad arresto di peso e rallentamento dell’altezza. Tra i sintomi extraintestinali, invece, troviamo l’anemia, ma anche gli aborti ripetuti, l’infertilità, l’osteoporosi marcata, l’alterazione dello smalto dei denti e la presenza di afte ripetute. Si tratta, dunque, di sintomi che possono colpire tutti gli organi».

La celiachia è spesso associata al gastroenterologo, dell’adulto e del bambino, ma sono numerosi gli altri specialisti chiamati a individuare la presenza della patologia che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha recentemente definito “malattia sociale”. «Se parliamo di anemia – evidenzia Valmarana – dovrà intervenire l’ematologo, mentre chi esegue la Moc dovrà individuare l’osteoporosi, anche in età giovanile. Agli ortopedici, poi, il compito di verificare il perché un giovane si fratturi con una certa frequenza, al di là degli infortuni di gioco».

E tra gli specialisti c’è anche il ginecologo. «È lui – informa la presidente dell’Associazione Italiana Celiachia – che deve dare una risposta ai tanti aborti ripetuti che una paziente può presentare ma anche all’infertilità, femminile e maschile. Senza dimenticare la cefalea e i sintomi neurologici come l’irritabilità e l’alterazione dell’umore, mentre i dentisti potranno ricercare la presenza di celiachia nell’alterazione dello smalto dentario».

«Voglio però sottolineare – precisa – che non bisogna mai mettersi a dieta senza glutine se non si è arrivati a una diagnosi certa e se, nell’adulto, non si è fatta prima una gastroscopia e se, nel bambino, i genitori non si sono confrontati con gli specialisti per valutare il percorso migliore da intraprendere: oggi, infatti, il bimbo non viene sottoposto a gastroscopia ma per lui si adottano le linee guida della ‘European Society for Pediatrics Gastroenterology Hepatology and Nutrition’, l’Espghan, secondo cui se un bambino risulta positivo a determinati esami per la celiachia e presenta una sintomatologia classica o non classica, può evitare di sottoporsi a biopsia enterica, chiamata a verificare se esista o meno l’atrofia della mucosa intestinale. Dunque, non bisogna mettersi a dieta senza glutine senza prima essersi confrontati con uno specialista, perchè significa non arrivare alla diagnosi».

E la diagnosi di celiachia può arrivare a qualsiasi età. «Noi – informa Rossella Valmarana – possiamo avere persone che per anni sono state bene o sono state asintomatiche ed essere poi diagnosticate celiache a 30, 40 o 50 anni ma alcune hanno avuto la diagnosi di celiachia anche dopo aver superato i 70».

«Lo screening – conclude – è fondamentale ma il 30% della popolazione italiana ha una genetica tipica di celiachia, ovvero una predisposizione, e, di queste, solo il 3% svilupperà poi la celiachia, in qualsiasi età della propria vita».

 

(ph: Shutterstock)

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