Nelle ultime ore sui media è rimbalzata la notizia dell’intervento di ricostruzione delle cartilagini al quale si è sottoposto Carlo Verdone. Si legge in un post sul profilo Facebook dell’attore: “Dopo sette anni di atroce dolore alle anche per le cartilagini scomparse, mi sono deciso giovedì 17 di operarmi in un colpo solo alla ricostruzione di entrambe perché non ero più in grado di camminare per pochi metri”.

Ma a cosa può essere dovuto tutto questo? Si può prevenire? E se sì, come? Ne abbiamo parlato con il dott. Stefano Tognon, specialista in ortopedia e traumatologia.
Quali possono essere le cause dell’usura o della totale scomparsa delle cartilagini?
Per essere schematici, potremmo dire che ci sono 2 motivi principali: il primo è di tipo malformativo/congenito e quindi legato a “come si forma” l’articolazione dell’anca. Esistono infatti delle morfologie particolari della testa del femore che possono essere una delle cause che possono portare all’artrosi precoce dell’anca; il secondo è dovuto all’usura, indotta dalla condizione di super-lavoro a cui è sottoposta l’articolazione e che in tempi più brevi di quella che può essere la normale usura può andare incontro ad una degenerazione, con le cartilagini che si consumano fino a scomparire completamente.
Quanto l’età può far la differenza?
Le patologie congenite possono manifestarsi con sintomi anche prima del periodo adolescenziale, anche se sono abbastanza rare; nell’età tra i 25/30 e 40 anni si possono poi manifestare quelle legate a una patologia che o è stata trascurata nell’età più giovane oppure si manifesta proprio intorno a quell’età. La patologia di tipo degenerativo è più frequente dai 65 anni e oltre.
Come si può riconoscere un problema di questo tipo?
Al momento della nascita vengono eseguite alcune manovre sul bambino ed una ecografia in modo tale da capire se ci sono problemi di instabilità o malformazione dell’anca; in questi anni sono ormai abbastanza rare. Per quanto riguarda le patologie che si manifestano in età adolescenziale o più avanzata di solito il motivo per cui si iniziano ad eseguire accertamenti è la comparsa dei primi disturbi. In questi casi si inizia con radiografia e/o ecografia per avere un primo approccio che conduce infine ad una diagnosi. In altre parole vi sono quindi dei sintomi che instillano il dubbio diagnostico. Se parliamo di una persona adulta o anziana, il dolore o la limitazione dei movimenti sono i senali che inducono ad iniziare a procedere con gli accertamenti.
Ci sono delle forme di prevenzione?
Se parliamo di prevenzione primaria, importanti sono il controllo del peso corporeo per evitare sovrappeso, il controllo delle posture che possono essere motivo di stress delle articolazioni, un’alimentazione adeguata che eviti sostanze troppo grasse o troppo dolci ed una buona attività sportiva.
Come si interviene una volta manifestatosi il problema?
Dipende dal momento nel quale ci si accorge del problema. Se esistono condizioni che possono essere corrette, quindi intendiamo il periodo in cui l’artrosi non è ancora presente o è in uno stato iniziale, si può ricorrere all’artroscopia d’anca con la quale si possono correggere deformazioni del collo del femore oppure possono essere riparati danni alle cartilagini dell’articolazione o alla capsula articolare. Esistono, poi, interventi più invasivi nei quali vengono risolte deformità del cotile o del femore stesso, sino a interventi di la sostituzione protesica dell’articolazione. È molto importante che venga esattamente stabilito il grado di sofferenza dell’articolazione (artrosi) e che si comprendano bene le esigenze del paziente perché la persona operata di protesi d’anca, attualmente, può ritornare ad una vita perfettamente normale, sia nelle attività comuni che anche nella pratica sportiva.




