Logo Alperia
Focus Veneto

Carenza medici di base in Veneto, Lanzarin: «Servono risposte a livello nazionale»

L'assessore regionale alla sanità: «Professione non è evidentemente più attrattiva come un tempo»

16 Novembre 2022

Che in Veneto ci sia una situazione di emergenza per quanto riguarda la carenza di medici di base non è un segreto. Ma si tratta di «un problema che riguarda tutta Italia», e che va risolto con «interventi emergenziali e misure strutturali», e infatti il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga ha chiesto al ministro della Salute Orazio Schillaci di riprendere celermente il confronto sul documento inviato dalle Regioni. Lo afferma l’assessore alla Sanità della Regione Veneto Manuela Lanzarin, oggi a palazzo Balbi per fare il punto sulla situazione della medicina territoriale, dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla mancata apertura dei bandi per i corsi di formazione in partenza nel 2023 e sulla carenza di medici.

«A livello nazionale vanno trovate risposte a una professione che non è evidentemente più attrattiva come un tempo lavorando sui carichi di lavoro, sugli aspetti incentivanti, sulla burocrazia che grava sui medici di medicina generale, sulla qualità della vita», prosegue Lanzarin, che affiancata dal direttore generale della Sanità del Veneto Luciano Flor presenta e spiega i dati, delineando una situazione che «non è drammatica come da alcune parti la si vuole descrivere».

Perché «oggi abbiamo in attività 2.766 medici di medicina generale. Dal 2023 al 2025 sono previsti 462 pensionamenti – calcolati sull’età di 70 anni prevista per la categoria – ma nello stesso periodo i corsi di formazione triennali in atto diplomeranno 589 nuovi medici». E quindi i nuovi medici di base potrebbero potenzialmente coprire i pensionamenti, anche considerando che mediamente circa il 30% di chi esce dalla scuola di formazione sceglie poi di non fare il medico di medicina generale o di farlo in un’altra Regione. Resta però l’incognita di chi deciderà di lasciare l’incarico prima dei 70 anni, passando magari al privato. E ci sono poi le 586 zone carenti, ovvero bacini di 1.200 cittadini senza un medico definitivo. Qui la spiegazione di Flor è fondamentale per capire che non si tratta di circa 700.000 veneti senza medico di base. Perché la definizione di zona carente trae in inganno in quanto comprende tutti i bacini senza un medico assegnato in via definitiva. Ma la ricognizione delle zone carenti e il relativo bando per l’assegnazione di un medico vengono fatti una volta all’anno, e questo non vuol dire che nel frattempo i cittadini rimangano scoperti. Vengono infatti seguiti da un medico temporaneo, un medico sostituto o un medico che accetta di portare il suo massimale di assistiti da 1.500 a 1.800, come previsto dalla Regione. Questo al momento vale per circa il 70% delle zone carenti, e i cittadini in attesa di assegnazione di un medico che al momento non sono seguiti da nessuno sono quindi circa 200.000. Inoltre, il prossimo 15 dicembre si chiuderà un bando per la copertura delle zone carenti che ha già ricevuto 250 domande, anticipa Flor.

 

«Fino al 2017 in Veneto il numero di iscritti alla scuola di medicina generale era di 50, avevamo una sovrabbondanza di medici e c’erano tanti medici con pochi assistiti», spiega il direttore della Sanità. Oggi molti di quei medici sono andati in pensione e «per effetto del fatto che un numero consistente di medici rimane a massimale ridotto, e ha diritto di farlo», il risultato è che mancano medici, nonostante «in teoria il numero di medici che abbiamo è superiore di quello che ci serve per coprire la popolazione veneta se tutti arrivassero a 1.500 assistiti». Oggi il numero di studenti iscritti alle scuole di specializzazione è decisamente maggiore, se si pensa che il bando 2023 prevede «160 borse ordinarie e 66 borse finanziate dal Pnrr per un totale di 226 posti», come ricorda Lanzarin. Ma il problema non è tanto quello dei posti quanto quello dell’attrattività della professione, dato che quest’anno sono rimasti posti liberi perché gli iscritti sono stati meno delle borse a disposizione. Ed equiparare il percorso ad una specializzazione, come propone il Partito democratico veneto, potrebbe anche essere una soluzione dato che «c’è una discussione in corso, ma non credo che i tempi siano brevi», precisa Lanzarin.

Quello che ci vuole è insomma una riforma completa del sistema di medicina territoriale, cosa peraltro prevista dal Pnrr, che porterà di qui al 2026 al potenziamento delle medicine di gruppo integrate e all’attivazione delle Case di comunità. E, nel frattempo, è opportuno supportare i medici di base, magari fornendo personale amministrativo che possa sgravarli del fardello burocratico «che spesso impedisce di svolgere la professione», conclude l’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin.

 

Fonte: Dire

(ph: Imagoeconomica)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *