«L’attenzione alle scuole di specializzazione è parte fondante del rinnovamento. Al di là della propaganda e della politica, però, c’è bisogno che si facciano bene i conti con le esigenze della popolazione nei settori specifici: non si deve fare demagogia, si deve fare attenzione a quelle che sono le necessità e le opportunità di lavoro per formare bene il neurochirurgo del domani». Lo afferma alla Dire il Presidente della Società italiana di Neurochirurgia (Sinch) e direttore della divisione di Neurochirurgia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Paolo Cappabianca.
Trattare tumori cerebrali conoscendo meccanismi molecolari
«Le frontiere della Società italiana di Neurochirurgia nel trattamento dei tumori cerebrali non possono prescindere dalle tecniche e dalle tecnologie, ma devono essere precedute dalla conoscenza dei meccanismi molecolari di base che sono alla radice di queste patologie. In alcuni Paesi che investono più di noi, ad esempio gli Stati Uniti, i neurochirurghi ̶ racconta alla Dire Cappabianca ̶ sono regolarmente iscritti a programmi di scienze di base proprio nelle prime fasi della loro formazione. Quello dello scienziato e del chirurgo di sala operatoria, dunque, non sono due elementi separati, ma affiancati e addirittura quello biomolecolare quasi sempre precede quello professionale in sala operatoria».
L’importanza della telemedicina
«La telemedicina si è rivelata, in questa fase, assolutamente necessaria e si è rivelata un complemento, un supplemento, a quello che era il contatto interpersonale con l’ammalato e fra medici, fra professionisti. È uno degli elementi che certamente va sviluppato e che non andrà a sostituire il rapporto interumano, è fondamentale che non sia sottovalutata e non sia sopravvalutata», dichiara il Presidente della Sinch in riferimento alla pandemia.
«Parlare poi di quanto rilievo la robotica, l’intelligenza artificiale ed altre iperspecialità avranno nella nostra vita quotidiana – aggiunge il Presidente Sinch – mi risulta difficile perché è come se io quarant’anni fa avessi detto cosa avrebbero fatto i computer nella nostra vita, non lo avrei neanche immaginato. Questi voli pindarici li lascerei a un sognatore, a una persona eccezionale, io non lo sono, io – sottolinea Cappabianca – sono un lavoratore quotidiano di questa disciplina».




