C’è una canzone che tutti conosciamo. Parla di un orso che insegna a vivere con poco: ci bastan poche briciole, lo stretto indispensabile. Trent’anni fa una bambina guardò un uomo grande, dalla stazza importante, e decise che si chiamava come quell’orso. Balù.
Il soprannome è rimasto. E lui, col tempo, gli ha dato ragione.
«Mi sento un po’ un orso giocherellone che non ama prendersi troppo sul serio. Amo sdrammatizzare, usare l’ironia per semplificare. Spesso i bambini sanno cogliere aspetti profondi delle persone con una semplicità disarmante.»
All’anagrafe è Andrea Paolacci. Nato nelle Marche — «la Terra di Mezzo», dice lui — vive «in cattività a Milano», dove coordina team sparsi per il mondo. Ma è una doppia vita dichiarata: «Andrea fa il consulente IT, Balù fa il VagaMondo». Trent’anni di basket, una parentesi running, e dopo il Covid la bici. È il terzo volto de Le Persone di Fruscio — e l’unico che non abbiamo scelto. L’abbiamo trovato per strada.
Il cancello
Settembre 2025. The Great Ride Milano-Cortina, l’evento cicloturistico ideato da Fondazione Cortina nell’ambito del programma Italia dei Giochi verso le Olimpiadi invernali: oltre 500 chilometri non competitivi, da Milano alle Dolomiti. Noi di Fruscio eravamo partiti in gruppo. Lui era partito da solo, come fa spesso.
«Non avevo prenotazioni, se non l’ultimo bus di rientro da Cortina. Volevo pedalare, vedere dove mi portava la giornata. Non pensavo a niente di particolare, solo a godermi il movimento».
Al chilometro 30 c’è un cancello. Lui è lì. Uno di noi urla: vieni con noi!
«Ho sorriso e ho pensato: perché no? C’era qualcosa di gentile, spontaneo in quell’invito che rispecchiava esattamente quello che cercavo».
Ne ha fatti 530 con noi. Fino a Cortina.
«Dopo pochi chilometri mi sono accorto che era tutto naturale. Il gruppo, l’energia, il ritmo… era come se fossimo già insieme da sempre».
Cosa ha visto in un gruppo di sconosciuti? «Passione, autenticità, inclusione. Persone che vivono il viaggio, non la competizione».

Solitario ma mai solo
Sembra una contraddizione: un uomo che parte sempre da solo e finisce sempre insieme a qualcuno. Per Balù non lo è.
«Mi piace partire da solo, vivere il silenzio, ascoltare me stesso. Ma la solitudine non è isolamento: è uno spazio che mi permette di incontrare davvero le persone.»
È la stessa logica con cui viaggia il mondo. Nepal, soprattutto — la sua «casa» in montagna, trovata quasi per caso inseguendo l’India.
«Ho trovato montagne incredibili, ma soprattutto un popolo gentile, autentico, estremamente povero ma non misero. Vivono tra le nuvole, aria sottile, quel niente che diventa tutto — dove anche essere felici sembra più semplice.»
E poi quella definizione di viaggio che vale da sola un articolo:
«Viaggio è quel colore che non brilla sulla tua terra, quel profumo che non annusi nella tua aria, quel suono che non senti nella tua musica, quel sapore che non risalta nel tuo piatto, quello sguardo che non sei abituato a vedere. Viaggio è accarezzare la diversità.»
Lo yak di ferro
Qualche mese dopo il cancello, Balù si è presentato al Kalipè — il Fruscio Community Hub di Vicenza — con un dono. Un animale costruito con pezzi di ferro vecchio: un manubrio, una sella, recuperati dal vecchio negozio dei ragazzi. Uno yak.
«Mi piaceva creare un ponte tra passato e presente. Lo yak rappresenta la montagna, la resilienza, il cammino a passo lento ma solido — che è poi il significato tibetano della parola kalipè.»
Un regalo a persone appena conosciute. Perché?
«Il regalo più bello che puoi fare a una persona è il tuo tempo. Dare è un modo per creare connessioni autentiche, senza parole. È un gesto che lega persone e storie — un po’ come i viaggi che facciamo insieme.»
Il fruscio di Balù
Cosa ha visto in Fruscio che non si aspettava? «La qualità delle persone, la cura dei dettagli, la libertà di muoversi senza pressioni. Un senso di inclusione che ti sorprende perché non è artificiale: nasce dal cuore.»
E il suo fruscio, quello lo sente «quando sono in movimento, con il corpo e la mente presenti. In bici, in montagna, in Nepal, ovunque. È quel momento in cui il rumore del mondo reale svanisce e senti solo ciò che conta davvero.»
A chi aspetta il momento giusto per partire, l’orso giocherellone lascia il suo stretto indispensabile:
«Non aspettare. Parti, anche da solo. Il viaggio, il movimento, le connessioni arrivano quando ti muovi. Il momento giusto è adesso.»
Living. Moving. Nature.
Le Persone di Fruscio è la serie che racconta chi costruisce questo progetto ogni giorno. Prima di Balù: Mariangela Masolo, la rammendatrice di Vicenza.




