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Baby gang, psicoterapeuta: «Genitori non impongono limiti a figli»

Silvana Quadrino: «I genitori si rapportano con i figli quasi alla pari»

22 Giugno 2022

«I gruppi di ragazzi che compiono atti violenti sono sempre esistiti perché è innegabile che in età giovanile esista una tendenza ad aggregarsi per trasgredire o per esercitare violenza. Ma se negli anni ’70, ’80 o ’90 i gruppi si contrapponevano a partire da caratterizzazioni di appartenenza (i mods e i rocker, i paninari ecc.), oggi il gruppo si aggrega per esercitare una violenza gratuita nei confronti di una singola persona, generalmente identificata come debole. Questo è preoccupante perché lo spirito del gruppo è quello di umiliare, di esercitare potere su una persona che non si difende. È una dinamica abbastanza caratteristica di questo momento storico e non ha precedenti». A dirlo è Silvana Quadrino, psicoterapeuta della famiglia e autrice per il magazine pediatrico Uppa, riflettendo sul fenomeno delle baby gang di cui si torna prepotentemente a sentir parlare nelle ultime settimane.

 

«Quello che vedo, dall’osservatorio dello psicologo  ̶  continua Quadrino  ̶  è che questa situazione può essere collegata a una modalità di relazione genitori-figli caratteristica di questa generazione di adulti ossia la mancanza di capacità di mettere limiti ai propri figli. I genitori si rapportano con i figli quasi alla pari  ̶  dice la psicoterapeuta  ̶  come se non ci fosse una differenza generazionale che produce autorevolezza. Questa assenza di limiti diventa la logica del gruppo e si autoconvalida: noi insieme possiamo fare tutto. Se è vero che il riconoscersi in un gruppo, e anche la trasgressione, sono bisogni tipici dell’adolescenza, quello che vediamo oggi è appunto l’assenza di limiti, l’incapacità di fermarsi e di valutare le conseguenze dei propri gesti: un’assenza di pensiero etico che sconcerta. Lo riscontro ad esempio nei ragazzi che vengono portati da me perché autori di gesti di cyberbullismo  ̶  continua Quadrino  ̶  non riescono a valutare gli effetti dei propri gesti e si stupiscono delle reazioni di sofferenza che possono avere le vittime».

 

«Lo sviluppo del senso etico richiede, lo dico spesso ai genitori, che gli adulti segnalino con chiarezza e autorevolezza regole e limiti. Ma questo non basta: è nello scambio quotidiano, nella conversazione su ciò che accade nel mondo, e con l’esempio, che gli adulti trasmettono ai figli valori come il rispetto, l’attenzione all’altro, il rifiuto della violenza. È in questo modo che i genitori segnalano che essere adulti significa assumersi responsabilità e governare i propri comportamenti. Purtroppo questo passaggio di valori da una generazione all’altra è diventato raro. Sta agli adulti di oggi recuperarlo», conclude Quadrino.

 

Fonte: Dire

(ph: Shutterstock)

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