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Regioni e governo

Autonomia differenziata, Cartabellotta: «Aumenterà divari Nord-Sud in sanità»

Il presidente della Fondazione GIMBE: «Già oggi siamo di fatto in un servizio sanitario universalistico selettivo»

31 Gennaio 2023

La riforma dell’autonomia differenziata che dovrebbe approdare questa settimana in Consiglio dei ministri «potrebbe avere sul fronte della sanità delle conseguenze a lungo termine «imprevedibili e da cui non si torna indietro. Se facciamo accelerare le Regioni che già oggi stanno avanti è naturale che le diseguaglianze aumenteranno ancora di più e quindi la fuga al Nord dei pazienti non può che crescere». Ne è convinto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che lancia un monito oggi in un’intervista al Sole 24 ore: «Il Parlamento deve valutare bene. Non è una legge da approvare in maniera sbrigativa».

 

L’esperto ricorda i numeri della mobilità sanitaria, secondo cui «le tre Regioni che oggi incassano più fondi per curare i pazienti del Sud, e cioè Lombardia, Veneto ed Emilia, sono anche quelle che secondo il monitoraggio ufficiale fanno parte del gruppo di 5 Regioni che erogano meglio i Lea, livelli essenziali di assistenza. Insomma, garantiscono meglio le cure». Quello che può succedere è che “nel momento in cui saranno acquisite istanze autonome è evidente che queste differenze non potranno che aumentare. Già oggi siamo di fatto in un servizio sanitario universalistico selettivo che offre cure diverse a seconda della latitudine. Se si va ancora più avanti perdiamo proprio il principio universalistico».

 

Cartabellotta cita «le richieste di cambiare il sistema tariffario o quello di rimborso o di remunerazione e dei ticket o la gestione delle aziende sanitarie». E in particolare si sofferma su «richieste come quelle del Veneto che giudico eversive perché la gestione in totale autonomia dei contratti della dipendenza medica o della sanità integrativa è una fuga in avanti molto pericolosa. Si rischia di favorire non solo una migrazione di pazienti ma anche del personale sanitario se ci fossero magari stipendi più alti».

Il nodo non sono solo le risorse, avverte il presidente di Gimbe: «Tante Regioni dopo oltre 10 anni di piani di rientro hanno magari messo a posto i conti ma non certo il deficit che riguarda infrastrutture, organizzazione e gestione dell’assistenza. Anche riguardo al Pnrr, “le differenze sono enormi e non si può partire tutti dalla stessa linea di partenza. Ad esempio, per le cure a casa il Pnrr mette come obiettivo il 10% degli over 65, ma se Emilia e Veneto devono aumentare gli anziani curati a casa del 15-20%, le Regioni del Sud devono farlo anche del 300%».

 

Fonte: Adnkronos Salute

(ph: Imagoeconomica)

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