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Dall'Italia

Arrestata banda di scafisti con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Partiva dalla Sicilia per prendere migranti in Tunisia

17 Novembre 2022

Diciotto le misure cautelari emesse grazie all’indagine della Direzione distrettuale antimafia e della polizia di Caltanissetta per una banda di scafisti che, dal porto di Gela, in provincia di Caltanissetta, o dalla costa agrigentina, partivano per raggiungere la Tunisia e rientrare carichi di migranti.

12 catturati e messi in carcere e sei persone condannate agli arresti domiciliari; di questi sei sono irreperibili. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Ogni viaggio costava a ciascun migrante una cifra compresa tra i tremila e i cinquemila euro per un viaggio disumano e degradante, oltre che pericoloso per l’incolumità dei passeggeri. Secondo gli investigatori i componenti della banda non esitavano a “sbarazzarsi” di loro anche in alto mare se fosse stato necessario per evitare di essere intercettati dalle forze dell’ordine o in caso di avaria dei motori.

 

L’indagine ha preso origine da una barca di dieci metri in vetroresina con due motori da duecento cavalli che nel febbraio 2019 si è incagliata all’imbocco del porto di Gela, segnalata da un pescatore; la squadra mobile scoprì il furto della barca a Catania pochi giorni prima: i ladri l’avevano usata per lo sbarco di decine di migranti.

 

I VIAGGI
Undici indagati nell’inchiesta, denominata ‘Mare aperto’, sono di nazionalità tunisina e sette italiana con basi operative a Scicli Catania e Mazara del Vallo, utilizzavano piccole imbarcazioni munite di potenti motori fuoribordo e condotte da scafisti esperti.

 

I RUOLI NELLA BANDA
I promotori dell’organizzazione sarebbero un uomo e una donna tunisini, che all’epoca dei fatti si trovavano già agli arresti domiciliari per reati analoghi. I due avrebbero gestito il traffico dalla loro casa di Niscemi, nel Nisseno. Un terzo uomo italiano con il ruolo di capo viveva anche lui a Niscemi. Due tunisini avevano base operativa a Scicli, in provincia di Ragusa e gestivano le casse della banda. Cinque italiani, invece, curavano gli aspetti logistici come l’ospitalità dei migranti subito dopo lo sbarco e il trasferimento dei quattro scafisti della banda (un italiano e tre tunisini). Altri quattro cittadini tunisini, infine, avrebbero avuto il ruolo di collegamento con il Paese nordafricano raccogliendo il denaro dei migranti che volevano raggiungere l’Europa.

 

Agenzia: Dire

(ph. Shutterstock)

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