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LA NOSTRA INTERVISTA

Anticorpi monoclonali, Leoni: «Indispensabili. Costosi? Anche ospedalizzazioni lo sono»

Il Vicepresidente FNOMCeO sulla riapertura delle piste da sci: «Non possiamo sbagliare, serve buon senso»

6 Febbraio 2021

Grande attesa per l’arrivo sul mercato della nuova arma contro il Covid-19, gli anticorpi monoclonali. E mentre si aspetta il loro ingresso nella distribuzione, regioni come il Veneto stanno effettuando scouting per procedere il più velocemente possibile con la campagna vaccinale. Soprattutto in occasione della ripartenza di diverse attività commerciali. Tra queste, anche le piste da sci, che riapriranno al pubblico dal 15 di febbraio. Si pensa anche agli stadi, con milioni di tifosi in tutta Italia che scalpitano.

 

Di tutto questo ne abbiamo parlato con il Presidente OMCeO Venezia e Vicepresidente FNOMCeO dott. Giovanni Leoni.

 

Dott. Leoni, il Veneto, regione nella quale opera, ha annunciato l’avvio di un vero e proprio scouting per ampliare la copertura vaccinale. La sua opinione in merito?

Analogamente a quello che si è verificato in prima battuta con i dpi, anche in questo caso è emerso il problema di non poter disporre di una fornitura autonoma. L’Italia ha una tradizione importante come industria farmaceutica. Anche se, devo ammettere, è difficile riconvertire un’industria nella produzione di un vaccino. Ma è un obiettivo strategico, perché le malattie infettive sono salite al primo posto come importanza nella nostra vita sociale, assieme all’oncologico e al cardiovascolare. Dobbiamo quindi essere costantemente autonomi, anche in vista delle varianti che stanno via via comparendo. Inoltre, dobbiamo partire immediatamente per il finanziamento a favore degli anticorpi monoclonali che, come si è visto, hanno un ottimo effetto sui soggetti affetti da SARS-CoV-2.

 

Ma gli anticorpi monoclonali implicano comunque una terapia elevatamente costosa, se paragonati ai prezzi di un vaccino. Come si potrà ovviare a questo?

Gli anticorpi monoclonali possono avere una grande efficacia mente ci prepariamo per le vaccinazioni di massa. Qualsiasi costo ci sia nell’immediato va comunque confrontato con una futura produzione e quindi disponibilità su larga scala. Bisogna studiare bene il tutto da un punto di vista del costo industriale, valutando che è documentato l’effetto sulla salute pubblica.

 

Ma il costo elevato della cura potrebbe rappresentare un ostacolo?

Bisogna tener presente che anche l’ospedalizzazione costa migliaia di euro ogni giorno. Per non parlare delle intensive e sub intensive, che hanno dei costi molto più elevati rispetto alle aree non critiche.

 

Il 15 febbraio riapriranno le piste da sci. Lei è preoccupato?

Lo sci in sé, in quanto attività individuale, non rappresenta un problema. Le problematiche principali sono legate ai momenti di aggregazione. Ho notato che in Veneto c’è stato un calo drastico dei contagi e spero che la popolazione dedita alle piste da sci, ma non solo ovviamente, abbia capito qual è la problematica legata agli assembramenti. Chi va a sciare certamente non è prettamente la popolazione anziana, che quindi è già più tutelata. Ma bisogna dimostrare buon senso, evitando assembramenti nelle baite, nelle seggiovie, etc. Non possiamo sbagliare in questo caso, visto anche l’impatto economico che la riapertura delle piste da sci rappresenta per una regione come il Veneto.

 

Si ipotizza anche una riapertura degli stadi. Qual è il suo parere in merito?

Un’aperura degli stadi graduale e con ingressi contingentati e limitati non rappresenta di per sé un rischio. Ma devo ammettere che ho delle grosse perplessità in materia. Ho più fiducia che ci sia distanziamento sulle piste da sci che negli stadi. Basterebbe che le persone si comportassero in maniera matura e responsabile per pensare a una riapertura graduale anche degli stadi, magari in partenza con una percentuale del 10% di ingressi, per poi via via andare ad aumentare. Si potrebbe inoltre provare una riapertura in alcune città campione anziché prevederne una generale.

Nico Parente

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