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Benessere animale

Antibiotici, FNOVI: «Divieto d’uso mette a rischio salute alimentare e dei cittadini»

L'appello dei veterinari a Draghi, Speranza e Sassuoli

6 Settembre 2021

La presente comunicazione a nome della Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani – Fnovi, per segnalare una vicenda istituzionale che potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza di molti animali sia nel comparto zootecnico che in quello degli animali da compagnia e che, di riflesso, potrebbe minare la sicurezza alimentare e la salute dei cittadini italiani ed europei”. Inizia così il testo di una lettera del Presidente della FNOVI, Gaetano Penocchio, indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Mario Draghi, al Ministro della Salute, Roberto Speranza, ed al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli.

 

Il regolamento europeo – prosegue la nota – sui medicinali veterinari 2019/6 è stato adottato due anni fa. Gli Stati membri e il Parlamento europeo dovranno esprimersi per determinare quali antibiotici saranno riservati all’uomo e quindi vietati alla medicina veterinaria sulla base della proposta di atto delegato della Commissione Europea del 26 maggio 2021 in merito alla definizione di criteri per la designazione degli antimicrobici che devono essere riservati al trattamento di determinate infezioni nell’uomo (C/2021/3552).

La proposta, tecnicamente coordinata con tutte le istituzioni scientifiche pertinenti, quali l’Agenzia europea per i medicinali (EMA), l’EFSA, l’ECDC, l’OIE e l’OMS è stata trasmessa alla Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento europeo.

 

In Commissione ENVI, il relatore responsabile del dossier MEP Martin Häusling (Verdi, Germania) ha presentato una risoluzione per opporsi alla bozza dell’atto delegato della Commissione “nell’evidente maldestro tentativo di proteggere l’uso dell’antibiotico nell’uomo e di arginare lo sviluppo dell’antibiotico resistenza, senza valutare nella sua interezza il quadro delle conseguenze”, sottolinea 

A seguito dell’adozione di tale risoluzione, il Parlamento europeo è tenuto ora a esprimersi in seduta plenaria durante la sessione di metà settembre. Se la risoluzione trovasse la maggioranza, il conseguente divieto dell’uso degli antibiotici comporterebbe effetti drammatici sulle terapie per la cura di tutti gli animali: molte infezioni batteriche non potranno più essere più trattate adeguatamente e le immediate ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza alimentare dei cittadini sarebbero gravissime. In buona sostanza, qualora la plenaria del Parlamento europeo confermasse la risoluzione, già a partire da gennaio 2022 potrebbe essere vietato l’uso veterinario di diverse classi di antimicrobici e antibiotici essenziali per la cura di infezioni gravi e potenzialmente letali.

 

«La resistenza agli antimicrobici  ̶  spiega FNOVI  ̶  è il fenomeno per il quale un microrganismo risulta resistente all’attività di un farmaco antimicrobico, originariamente efficace per il trattamento di infezioni da esso causate. Si tratta di un meccanismo evolutivo naturale, determinato da mutazioni del corredo genetico per proteggere il batterio dall’azione del farmaco. L’utilizzo degli antibiotici in ambito clinico umano e veterinario genera una pressione selettiva nell’ambiente, favorendo la selezione di microrganismi resistenti e l’acquisizione di geni di resistenza portati da elementi genetici mobili che contribuiscono alla diffusione delle resistenze tra batteri anche attraverso fenomeni di scambio di geni per via orizzontale. Il contrasto dell’AMR non può quindi essere legato ad un mero divieto di utilizzo degli antibiotici, in quanto deve basarsi su una scientifica razionalizzazione del loro utilizzo, sia nell’uomo che negli animali. Vietare gli antibiotici esclusivamente nella medicina veterinaria non potrà arrestare la diffusione dell’AMR nell’uomo».

 

Negli ultimi anni i dati dimostrano una diminuzione di oltre il 30 % dell’utilizzo degli antibiotici in medicina veterinaria con una tendenza verso una continua diminuzione, in alcune specie animali, anche per oltre il 70%.

«Un divieto di utilizzo, poco razionale e in assenza di solide basi scientifiche, porterà unicamente a maggiori sofferenze per gli animali  ̶  denunciano i veterinari  ̶ , per i quali verranno drasticamente ridotte o azzerate le possibilità di cura delle affezioni sostenute da microrganismi patogeni, un aumento delle patologie negli animali e delle zoonosi con conseguenti rischi per la salute pubblica, producendo minimi effetti sulla diminuzione dei fenomeni di AMR, in quanto le stesse molecole, utilizzate nell’uomo, manterranno nell’ambiente (acque, terreni) i geni di resistenza in grado di diffonderla».

 

La Fnovi ritiene pertanto necessario sottolineare che «l’utilizzo corretto e prudente degli antibiotici è indispensabile per garantire la salute e il benessere degli animali senza ulteriori divieti che limitino le possibilità terapeutiche del medico veterinario, unico interlocutore e professionista cui debba spettare la scelta del farmaco veterinario più idoneo alla cura dell’animale a seguito di visita clinica e relativa diagnosi. Agevolare e massimizzare il ricorso ad una diagnostica rapida (isolamento dei patogeni, antibiogramma, MIC) è infatti il metodo essenziale per la scelta della corretta terapia antibiotica».

 

Sul tema, la FNOVI ha avviato una campagna di comunicazione istituzionale, visibile anche sui canali social, e realizzato un Position paper sull’utilizzo degli antibiotici in medicina veterinaria, che è possibile scaricare a questo link

 

(ph: Shutterstock)

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