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Scienza e farmaci

Allarme Dengue nel mondo, aumentano i controlli anche in Italia

Disponibili le prime dosi di vaccino a Milano e Bologna al Santagostino

2 Aprile 2024

La dengue continua a spaventare: oggi è endemica in 110 paesi, tutti i paesi tropicali, tra cui il Sud Est asiatico e il sub continente indiano; con un numero di infezioni che l’OMS stima essere cresciuto tra il 2010 e il 2019 da 500.000 a 5 milioni di casi. La sua diffusione ha subito un’impennata da inizio 2024. Nei primi mesi di quest’anno sono già stati segnalati oltre due milioni di casi, di cui 1,5 milioni solo in Brasile, dove i morti sono già più di 1500.

Anche l’Italia lo scorso anno ha registrato un incremento dei casi di dengue con 347 persone infette (82 i casi autoctoni) e la Lombardia che spicca tra le regioni più colpite, secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità: 115 i casi segnalati nel 2023, rispetto ai 20 dell’anno precedente e all’unico caso nel 2021. Numeri che confermano l’urgente necessità di adottare misure preventive e di controllo per contenere la diffusione dell’infezione, anche in vista della stagione estiva e della partenza per le vacanze. Attualmente esistono due vaccini contro la dengue, di cui solo uno approvato, dal febbraio 2023, anche in Italia. Le prime dosi iniziano a essere disponibili e Santagostino, la rete di poliambulatori specialistici del Gruppo Unipol, attiva in Lombardia, Emilia-Romagna e a Roma, è stato uno dei primi tre centri attrezzati per la sua somministrazione, insieme all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma e all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona. Il vaccino viene anche erogato a pagamento da alcune ATS, come quella di Milano.

La dengue è un’infezione virale, originaria dell’Africa, causata da un patogeno del gruppo degli arbovirus, ossia virus trasportati da artropodi, come ad esempio zanzare e zecche. Anche se il principale vettore è la zanzara Aedes aegypti, al momento non segnalata in Italia, il virus può essere trasmesso anche dalla zanzara tigre, molto diffusa nel nostro Paese, soprattutto in zone umide come la Pianura Padana, dove punge anche nelle ore diurne.

Complice anche il cambiamento climatico, la dengue si sta diffondendo anche nei nostri territori: se inizialmente venivano segnalati casi di importazione, collegati a viaggi e trasporto di merci, dal 2020 sono stati rilevati i primi casi autoctoni. Il periodo di massima diffusione va da giugno a novembre e l’allerta è alta per evitare un picco di trasmissioni anche nel nostro Paese.

«Bisogna prestare attenzione ai primi sintomi, come febbre, mal di testa e malesseri influenzali, soprattutto se di ritorno da un paese tropicale – spiega il dott. Alberto Canciani, esperto in Travel Medicine, vaccinazioni e malattie tropicali del Santagostino –. Il 5% dei casi sviluppa forme più gravi e in alcuni casi la dengue può diventare mortale. Accanto ad accorgimenti come vestirsi coprendo la maggiore superficie possibile del corpo, utilizzare repellenti e zanzariere e prestare particolare attenzione quando si trascorre molto tempo all’aperto, il vaccino rimane l’unica precauzione da adottare per proteggersi e limitare la diffusione della malattia».

Il vaccino ha dimostrato una riduzione dell’80% del numero di casi di febbre dengue in bambini e adolescenti rispetto al placebo, e una riduzione del 90% delle ospedalizzazioni, con una protezione che secondo gli studi sembra significativa anche al terzo anno dopo la somministrazione, e anticorpi superiori ai livelli pre-vaccinali anche dopo 48 mesi.

Il vaccino prevede la somministrazione di due dosi a distanza di tre mesi l’una dall’altra: «Tuttavia – spiega Canciani – l’efficacia della prima dose si attesta circa al 70-80% dopo 10 giorni dalla somministrazione e riduce drasticamente la forma grave della malattia e quindi l’ospedalizzazione. Il vaccino è somministrabile dai 4 anni di vita e i suoi effetti collaterali più comuni sono stanchezza, spossatezza, dolori articolari e ossei e arrivano mediamente dopo 4-7 giorni dalla somministrazione».

«La patologia è spesso asintomatica – conclude Canciani – ma comunque rimane un infezione virale che può causare debolezza per molto tempo, inoltre essendo un virus da febbre emorragica, sviluppa la forma grave dalla seconda infezione e quindi il vaccino è fortemente consigliato a che ha già avuto la malattia in passato».

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