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Vivere sani

Alcool e rischio cardiovascolare

Demonizzare l'alcool non ha una giustificazione scientifica

30 Ottobre 2020

Il consumo eccessivo di alcool può portare una serie di effetti avversi che comprendono patologia epatica, scompenso cardiaco, aumentato rischio di cancro, complicazioni neurologiche e lesioni accidentali. Al contrario, un moderato consumo di alcool può avere effetti favorevoli specie sulla patologia coronarica e, in generale, sulle malattie cardiovascolari e sul diabete.

 

Bisogna precisare che il termine “moderato” significa un consumo massimo di due standard drinks al giorno per i maschi ed uno per le femmine, considerando che, in Italia, lo standard drink equivale ad una dose di 12 grammi di alcool.

 

Vi è un ampio dibattito, suffragato da numerosi studi, sui possibili fattori alla base di tali effetti positivi.

Numerosi studi che hanno confrontato alcuni dati biochimici prima e dopo l’assunzione di etanolo hanno verificato un aumento di alcuni parametri ematici: Apolipoproteina A1 (componente la molecola del Colesterolo HDL (quello buono), Fibrinogeno (uno dei fattori della coagulazione), Attivatore Tissutale del Plasminogeno (proteina con azione antitrombotica).

 

Il vino rosso è ricco di sostanze dotate di effetto antiossidante, in particolare la N-Acetilcisteina ed il Resveratrolo che inibiscono la liberazione di radicali ossigeno da parte di alcune cellule infiammatorie e rallentano i fenomeni di senescenza delle cellule endoteliali dei vasi sanguigni e contribuiscono ad un meccanismo di protezione cardiovascolare.

 

Il consumo di vino in quantità moderata, nelle successive 12-24 ore, aumenta la sensibilità periferica all’insulina che si traduce in un migliore utilizzo del glucosio da parte delle cellule. Ne consegue un livello di glicemia a digiuno più basso. L’alcool ha un effetto antitrombotico, mediato da inibizione dell’aggregazione delle piastrine e dalla diminuzione dei livelli di alcuni fattori circolanti della coagulazione, che contribuisce alla riduzione della patologia coronarica nei cosiddetti bevitori moderati. Effetti opposti sono osservati nei forti bevitori.

 

Da ultimo, è stata osservata una correlazione fra consumo di alcool e livelli ematici di alcuni marcatori dell’infiammazione (in particolare Proteina C Reattiva e Interleukina-6) che sono più bassi nei bevitori moderati.

 

Per quanto riguarda una valutazione globale sull’effetto dell’alcool sul rischio cardiovascolare bisogna premettere che non disponiamo di studi randomizzati di lungo termine perché non è possibile programmare studi di comparazione su questa tematica, pertanto tutte le informazioni derivano da studi osservazionali di tipo retrospettivo e di durata più limitata.

 

Non è sicuro che il vino abbia un effetto più “cardioprotettivo” rispetto ad altre bevande alcooliche. Quello che conta non è il tipo di alcool ma la quantità consumata. Numerosi studi hanno documentato che un moderato consumo di alcool, in confronto all’astensione completa o al consumo elevato, riduce il rischio di malattia coronarica o di infarto del miocardio e della conseguente mortalità cardiovascolare. Risultati analoghi sono descritti riguardo allo sviluppo di ipertensione arteriosa. La riduzione del consumo di alcool si accompagna ad una riduzione dei valori di pressione nei forti bevitori mentre non ha effetti significativi in quelli moderati.

 

Questi risultati non ci autorizzano comunque a dire che l’alcool fa bene e che gli astemi corrono gli stessi rischi dei forti bevitori. Tradotto in consigli pratici, nell’ambito di una strategia di prevenzione del rischio cardiovascolare, possiamo dire che:

-a coloro che non bevono abitudinariamente o che sono astemi per gusto personale non bisogna prescrivere di assumere alcool con lo scopo di ridurre il rischio cardiovascolare;

-a coloro che hanno una patologia che controindica l’assunzione di alcool bisogna sconsigliarne tassativamente il consumo ed eventualmente indirizzarli a terapie di sostegno;

-a coloro che hanno abitudini alimentari che comprendono un moderato apporto di alcool, in linea con le indicazioni delle Società Scientifiche internazionali, bisogna rafforzare tale comportamento con la consapevolezza di poter ottenere benefici per la salute.

 

Demonizzare l’alcool nell’ambito di una politica generale di contrasto all’alcoolismo non ha una giustificazione scientifica, non corrisponde ad una corretta informazione e si pone in netto contrasto con i principi di una sana alimentazione ed anche…del buon senso.

(ph: Shutterstock)

Stefano Chiaramonte
Nefrologo, responsabile del progetto rischio cardiovascolare

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