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Dall'Italia

Al Ceinge di Napoli scoperti nuovi anticorpi anti-Spike per inibire infezioni

Potrebbero funzionare anche per il Covid-19 e altri Coronavirus

5 Giugno 2021

Riconoscono la proteina Spike e sono capaci di interferire nella sua interazione con il recettore Ace2 sulle cellule delle vie respiratorie: anticorpi umani in grado di inibire l’infezione da Sars-CoV2 sono stati generati nei laboratori del Ceinge-Biotecnologieavanzate di Napoli ad opera dei ricercatori della Task Force Covid-19 (progetto finanziato dalla Regione Campania). A raggiungere quello che è un traguardo importante nella diagnostica e nella terapia del Covid 19, raggiunto, in particolare, dal team guidato da Claudia De Lorenzo, ordinario di Biochimica presso il Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’Università Federico II e Principal Investigator del Ceinge.

Gli studiosi hanno utilizzato una tecnologia innovativa, basata sulla selezione dei frammenti anticorpali sulla regione Rbd di Spike mediante “competizione” con il recettore (Ace2 nel caso specifico). Tale metodologia potrebbe consentire in futuro di isolare altri anticorpi “funzionali”, vale a dire specifici per determinate regioni dei bersagli molecolari con ruolo chiave nella patologia che si intende combattere. E non è tutto: i ricercatori hanno generato tali anticorpi con un isotipo che non induce processi infiammatori, e che pertanto non dovrebbero provocare effetti collaterali indesiderati.

I risultati sono stati ottenuti su colture cellulari in vitro e andranno poi confermati e validati in vivo. Gli anticorpi generati nei laboratori del Ceinge (per i quali è stata depositata la domanda di brevetto) riconoscono anche la proteina Spike di altri coronavirus e suggeriscono un loro potenziale impiego sia in campo diagnostico che terapeutico.

Il lavoro è stato pubblicato dall’autorevole rivista Scientific Reports (Nature Group) e ha visto la collaborazione, dei teams di ricerca diretti rispettivamente da Massimo Zollo e da Nicola Zambrano, professori dell’Università Federico II e Principal Investigators Ceinge, con il contributo dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. Nel gruppo di Claudia De Lorenzo hanno lavorato al progetto anche due giovani ricercatrici: Margherita Passariello, assegnista di ricerca, e Cinzia Vetrei, dottoranda, presso il Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche della Federico II.

 

Fonte: Dire

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