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Dall'Italia

Aids: infettivologo Gori, “Hiv sfida più pressante dopo 2 anni di pandemia”

25mila persone in trattamento in Lombardia e giovani continuano a infettarsi

8 Novembre 2022

“E’ importante che si riparli di Hiv dopo che non se n’è parlato per molto tempo. Durante la pandemia ci si è concentrati su altre tematiche. Ma l’Hiv rappresenta ancora oggi una sfida importantissima: abbiamo circa 25mila persone in trattamento in regione Lombardia, i giovani continuano a infettarsi e dobbiamo assolutamente cercare di ridurre quelli che possono essere i rischi per le nuove infezioni. Dobbiamo assolutamente continuare a informare”.

E’ il monito lanciato dall’infettivologo Andrea Gori, presidente di Anlaids sezione Lombardia, all’indomani della chiusura a Milano di Convivio, la storica mostra-mercato ideata da Gianni Versace nel 1992 con la missione di raccogliere fondi a favore della lotta all’Hiv. Erano gli anni in cui il virus faceva paura, uccideva giovani di belle speranze, emarginava. “Uno dei periodi più difficili dell’infezione da Hiv – ricorda Gori all’Adnkronos Salute – E oggi questa manifestazione è tornata in un momento in cui siamo di nuovo di fronte a una sfida infettivologica”, posta da una pandemia. E’ un parallelismo, quello tra Covid e Aids, che “rende conto in maniera abbastanza forte del fatto che le problematiche infettive sono e rappresenteranno un momento difficile per la salute del prossimo futuro. Oggi è più che mai evidente, come lo era 30 anni fa”. E l’Hiv resta una sfida, che si fa “ancora più pressante” dopo 2 anni di emergenza pandemica, avverte l’esperto che si è da poco trasferito all’Ospedale Sacco di Milano, la struttura dove avrà sede l’agenzia lombarda per le malattie infettive.

“I giovani non hanno vissuto gli anni difficili dell’Hiv, non lo capiscono e non lo conoscono. Se dovessi suggerire una priorità su questo fronte al nuovo Governo? Sicuramente l’informazione nelle scuole, sui media. Continuare a parlarne e mantenere alta l’asticella” della consapevolezza “è la cosa più importante per arrivare a comportamenti corretti, e dall’altra parte bisogna sottolineare la percezione del rischio dell’infezione. Abbiamo bisogno che i ragazzi lo conoscano questo rischio”. A sottolinearlo all’Adnkronos Salute è l’infettivologo Andrea Gori, presidente di Anlaids sezione Lombardia.

L’esperto, che si è da poco trasferito all’Ospedale Sacco di Milano, la struttura dove avrà sede l’agenzia lombarda per le malattie infettive, accende i riflettori sulle sfide poste all’uomo dai virus. L’Hiv è stato negli anni più bui, prima che i trattamenti consentissero di tenere a bada l’infezione, oggetto di campagne anche shock per spingere i giovani a prevenire il contagio. Campagne che hanno segnato generazioni e oggi sono dimenticate. Oggi alcune pubblicazioni hanno “risollevato attenzione, ma ancora troppo poco – insiste lo specialista – In questa fase è importante che ci sia una situazione che permetta di portare avanti l’informazione e le indicazioni di prevenzione. Oggi la cultura dell’Hiv nei giovani nasce da Internet, nasce quasi dalla disinformazione piuttosto che dall’informazione. Sì, si può dire che i giovani sono pesantemente disinformati e in questo senso è cruciale che si restituisca centralità a questi temi”.

 

(ph.

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