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Focus Veneto

7 febbraio: Giornata nazionale contro Bullismo e Cyberbullismo

Ecco come intervenire per contrastarli

7 Febbraio 2021

La struttura operativa di Neuropsichiatria dell’Azienda Ulss 5 Polesana, sta portando avanti un progetto diretto alla prevenzione, al contrasto e alla riduzione del bullismo e del cyberbullismo, doloroso fenomeno che colpisce prevalentemente la sfera pre-adolescenziale e adolescenziale. È stato quindi attivato negli spazi della Neuropsichiatria Infantile di Rovigo, uno sportello consulenziale con esperti psicologi e neuropsichiatri, che affronteranno il tema con scuole e genitori sino alla fine di giugno 2021. Lo sportello vuole essere un punto di riferimento sul territorio per la presa in carico delle situazioni complesse (vittime, bulli e famiglie), con supporto prioritario ai ragazzi e famiglie che si trovano coinvolti.

 

Il 7 febbraio, come ogni anno, si celebra la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, promossa dal MIUR nell’ambito del Safer Internet Day. In Italia, più del 50% degli 11-17enni riferisce di essere rimasto vittima, nel corso di un anno, di un qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento. Il 19,8% è vittima assidua di una delle “tipiche” azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale (ISTAT 2015) e, tra chi utilizza quotidianamente il cellulare (85,8%), ben il 22,2% riferisce di essere stato vittima di cyberbullismo.

 

«Con il termine bullismo si indica una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, tanto di natura fisica che psicologica, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone percepite come più deboli dal soggetto che perpetra l’atto in questione – spiegano gli esperti dell’Azienda Ulss 5 – il cyberbullismo costituisce un fenomeno nuovo, legato all’era digitale, che ha profondamente mutato il tradizionale bullismo, amplificandone la portata sia nel tempo che nello spazio e rendendone più pericolose le manifestazioni».

Il cyberbullismo può causare profonde ferite perché può rapidamente raggiungere un’audience molto estesa e rimanere accessibile online a tempo indeterminato, perseguitando virtualmente le sue vittime per tutta la vita. Bullismo e cyberbullismo si alimentano a vicenda, formando un continuum di comportamenti nocivi. Secondo gli studi, le vittime di cyberbullismo hanno maggiori probabilità, rispetto agli altri studenti, di sviluppare ansia e depressione, di entrare nel consumo di alcool e droghe e di cadere nell’abbandono scolastico.

 

Il 32% dei ragazzi tra i 12 e 16 anni ha riferito di trascorrere sul web dalle 2 alle 4 ore al giorno, e ben il 22% non riceve alcuna limitazione da parte della famiglia.  I genitori tendono a sottostimare la quantità di tempo che i loro figli trascorrono online e il livello di coinvolgimento dei giovani nel cyberbullismo, sia come bulli che come vittime. Inoltre, i giovani che sono state vittime di cyberbullismo sono spesso riluttanti nel confidarsi con gli adulti: uno su 10 dice di non averne mai parlato con nessuno, mentre il 47% dichiara di non essersi mai confrontato con la famiglia (studio dell’Osservatorio del Social Warning)

 

Si ricorda inoltre che, la Regione Veneto, dal 2018 finanzia il percorso “Interventi finalizzati alla prevenzione, al contrasto e alla riduzione del fenomeno del bullismo e cyberbullismo”. Gli obiettivi da perseguire, sono allora: creare consapevolezza diffusa con riferimento alle problematiche relative al bullismo e cyberbullismo, fornire agli studenti le conoscenze per un corretto uso dei mezzi di comunicazione, garantire la promozione di azioni di prevenzione e contrasto, anche in contesti diversi da quello strettamente scolastico. In tutte le scuole è divenuto operativo il “team bullismo”, costituito da personale altamente formato e specializzato, in grado di lavorare nell’ambito della prevenzione primaria, al fine di aumentare la conoscenza delle tecnologie digitali, il corretto funzionamento del web e delle dinamiche social, privilegiando il ricorso alla peer education e alla life skills education.

 

L’Azienda Ulss 5 Polesana nel corso dell’anno scolastico passato, ha effettuato un monitoraggio di quanto presente sul territorio, insieme ai referenti provinciali per il bullismo dell’Ufficio Scolastico Territoriale, coinvolgendo i dirigenti delle scuole secondarie di primo grado di Rovigo e i referenti bullismo di ciascun Istituto Comprensivo, per delineare in maniera specifica risorse e bisogni. In tutte le scuole è operativo il “team bullismo”, costituito personale adeguatamente formato.

 

«Si lavora nell’ambito della prevenzione primaria, sia aumentando la conoscenza delle tecnologie digitali, del funzionamento del web, delle dinamiche dei social, sia sviluppando le competenze sociali dei ragazzi, privilegiando il ricorso alla peer education e alla life skills education – dice il Direttore della Neuropsichiatria Infantile aziendale dr. Roberto Segala –. Le attività vengono svolte in classe dagli insegnanti o in collaborazione con professionisti esterni. Il team si occupa anche dell’individuazione e gestione di eventuali episodi di bullismo».

 

«A questo punto è necessario affiancare una precoce presa in carico di vittime, bulli e loro famiglie, al fine di prevenire disturbi emotivi di più ampia portata, che potrebbero compromettere il benessere e il percorso scolastico dei soggetti coinvolti – specifica il Direttore dei Servizi Sociali dr.ssa Paola Casson –. Vi è dunque la necessità di avere un punto di riferimento chiaro sul territorio a cui inviare, in tempi brevi, ragazzi e famiglie che si trovano coinvolti, a vario titolo, in episodi di bullismo e cyberbullismo. È altresì di importanza strategica la comunicazione tra Scuola e Servizio pubblico, per poter affrontare e gestire in sinergia i fenomeni che si verificano all’interno dei gruppi classe».

 

«I dati dell’Osservatorio Indifesa 2020, destano allarme e ci dicono come gli effetti della pandemia e i drastici cambiamenti che questi hanno portato nella vita dei ragazzi siano già oggi drammatici. L’isolamento sociale, la didattica a distanza e la perdita della socialità stanno provocando una profonda solitudine e demotivazione ma anche ansia, rabbia e paura – dice il Direttore Generale dott. Antonio Compostella –. La solitudine sta portando anche a un ripiegamento sempre maggiore nei social, dove aumentano i rischi di bullismo, cyberbullismo e, per le ragazze, di Revenge porn».

 

(ph: Shutterstock)

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